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A "Tempo Barocco" una pianista dalla tecnica eccezionale tra Haydn e Shostakof

Vacatello, Quando il pianoforte fa spettacolo

From L' Eco di Bergamo    September 11,2008 

2008-09-13_091122Tempo Barocco" riparte da dove era rimasto. Dal grande successo di pubblico che anche al primo concerto ha sorriso alla manifestazione della Provincia di Bergamo. Dopo il saluto un pò emozionato di Ettore Tacchini, neopresidente dell'associazione Sala Greppi, che cura l'organizzazione della manifestazione, la parola è passata ale mani della pianista Mariangela Vacatello, che tra Haydn e Beethoven ha lasciato intendere un nuovo corso della sua strada artistica. Nella Fantasia in do maggiore" la dovizia di ornamentazioni e figure garbate poteva lasciar intendere semplicemente un adesione un pò estremizzata al fare galante ed aggraziato dei disegni musicali, ma la successiva "Sonata op. 109" di Beethoven ha invece confermato che si trattava di una svolta stilistica, Quasi un altra Vacatello rispetto a qualche tempo fà, più posata , più attenta a scandagliare tre le sottili sovrapposizioni del tocco. In un certo senso la pianista napoletana sembra avere un pò contenuto l'escursione della dinamica, tra piano e forte, ma nello stesso tempo aver incrementato la quantità di varianti utilizzate. Per altro nella sua "Sonata" la bellezza e la limpida scorrevolezza del canto si facevano apprezzare ad ogni ripresa, coniugando con uno spessore e una pulizia tecnica di prim'ordine, in particolare in quella dei trilli. Ne è uscito un Beethoven aurorale, o crepuscolare, quasi in sintonia con il successivo studio di Liszt "Armonia della sera". Che però la Vacatello non avesse risposto l'anima battaglieraed energica lo si è visto nel successivo dittico di Shostakovich, che con i "Preludi e fuga n. 2 e n. 15", manifesto di un sarcasmo intriso con pregnanza e vigore sanguigno della scrittura neoclassica: e la pianista ha messo in campo tutta la fulminea reattività, lo scatto e la velocità della sua formidabile manualità.

 
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The Southbank’s Messiaen festival promises greatness

From The Sunday Times, London February 10, 2008

The earlier, much more yielding Visions de l’amen (1943), for two pianos, performed with vigour and authority by the RAM students Bing Bing Li and Mariangela Vacatello, was a refreshing contrast, and a torrent of inventiveness. Religious ardour here acquires an almost witty dimension: the multilayered textures have a teasing iridescence, and for no apparent reason, one player will drop out for a while. The final Amen de la consommation is a riot of church bells

 

 
Generale

Robert Matthew-Walker , Wigmore Hall 5386_1.jpg

This recital proved to be no ordinary affair. Given under the auspices of the Kirkman Concert Society, this was an intelligently-planned programme that would have stretched any number of virtuosos, both technically and musically, but Mariangela Vacatello rose superbly to the occasion. One’s only query was the occasionally steely tone of the Fazioli concert grand she had chosen, but the instrument was beautifully responsive in piano and pianissimo passages, aiding Vacatello’s enviable command of coloration.

 


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